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Lei, loro ed una venuta inaspettata


di RobustoNordest
21.08.2026    |    2.204    |    15 9.9
"A un certo punto tirò fuori, sputò abbondantemente sull’ano già rosso e aperto, e rientrò di nuovo, più forte..."
Maurizio aveva trentacinque anni, lavorava in una filiale di banca a Udine e conduceva una vita che, vista dall’esterno, appariva regolare fino alla noia. Introverso, preciso, sempre puntuale.
Di giorno indossava camicie celesti e cravatte sobrie, parlava poco con i colleghi e tornava a casa con lo stesso passo misurato.
Di notte, invece, diventava qualcos’altro.
Da cinque anni viveva da solo. L’appartamento era piccolo ma ordinato, e dentro quelle mura la sua femminilità poteva finalmente uscire.
Non era solo esibizionismo.
Era un bisogno fisico, quasi doloroso, di far emergere ciò che di giorno teneva sepolto. Il corpo asciutto, allenato con costanza, i fianchi stretti, le gambe lunghe, tutto sembrava fatto per essere avvolto in collant, gonne e reggiseni imbottiti.
I capelli, troppo corti, venivano nascosti da parrucche di ottima qualità.
Trucco, unghie, profumo.
E il nome: Lucrezia.
La sera, quando decideva di uscire, prendeva l’auto e attraversava il confine verso il Veneto.
C’era un locale che conosceva bene, frequentato da travestiti, trans e coppie scambiste.
Lì beveva, riceveva drink, sorrideva, si lasciava guardare.
Ma non era mai andata oltre. Tornava a casa con la mutandina ancora umida di eccitazione e le dita che odoravano di lubrificante, ma senza aver mai toccato un cazzo vero.
Parallelamente, sul sito di incontri, Lucrezia esisteva in modo più esplicito.
Foto senza volto, tatuaggi coperti, corpo nudo o semi vestito in pose femminili.
Il successo era immediato. Messaggi a raffica, proposte di threesome, inviti a serate.
Lei rispondeva poco, con quella timidezza che diventava parte del fascino.
Finché una sera accettò una videochiamata.
La coppia era sulla cinquantina.
Lei, Valeria, aveva ancora un fisico asciutto e un seno pieno, capezzoli scuri e sporgenti.
Lui, Roberto, qualche chilo di troppo ma un cazzo già semi-duro che si indovinava sotto i pantaloni.
Quando la telecamera di Lucrezia si accese, lei era già truccata, parrucca nera a onde lunghe, rossetto rosso scuro, un top di pizzo che lasciava indovinare i seni falsi.
La voce le uscì acuta, un po’ tremante.
«Ciao… sono Lucrezia.»
I due rimasero in silenzio qualche secondo. Poi Valeria sorrise.
«Sei bellissima. E la voce… cazzo, sei davvero femminile.»
Parlarono quasi un’ora.
Complimenti, battute piccanti, domande. Lucrezia arrossiva dietro lo schermo, ma ogni volta che Roberto le diceva «vorrei vederti di persona», qualcosa le si stringeva basso nel ventre.
Alla fine accettò.
Un aperitivo, cinque giorni dopo, nello stesso locale che già conosceva.
Quella sera arrivò con un abito nero aderente, tacco dodici, parrucca ancora più lunga.
Li riconobbe subito al tavolo.
Roberto si alzò e le baciò la mano. Valeria la abbracciò.
Per un’ora parlarono, risero, si guardarono. Lucrezia beveva vodka-tonic e sentiva lo sguardo di Roberto posarsi sul suo collo, sulla scollatura, sulle gambe.
Quando Valeria le posò una mano sulla coscia sotto il tavolo, Lucrezia non si spostò.
Ma quando proposero di continuare a casa loro, lei scosse la testa.
«Non ancora. È la prima volta che… con un uomo.»
Valeria le strinse la mano.
«Va bene. Quando ti sentirai pronta.»
Il giorno dopo i messaggi su WhatsApp non smisero.
Foto, audio, promesse. «Ti tratteremo come una principessa.»
«Roberto è paziente.»
«Vogliamo proprio qualcuno come te.» Lucrezia, dopo due notti di insonnia, accettò.
La casa era a pochi chilometri dal locale, isolata, con un giardino buio. Lucrezia suonò il campanello con le gambe che tremavano.
Valeria le aprì in una vestaglia di seta aperta sul seno.
Roberto, dietro di lei, indossava pantaloni neri e una camicia sbottonata.
I complimenti furono immediati, genuini. «Sei ancora più bella.»
«Quel vestito ti sta da dio.»
Le offrirono un cocktail forte.
Sedettero sul divano, chiacchierarono, controllarono insieme la chat del sito ridendo delle proposte di altre coppie.
Poi Valeria si alzò e tese la mano.
«Vieni in camera. Solo a conoscerci meglio.»
La camera era grande, il letto enorme, le lenzuola scure.
La porta si chiuse.
Lucrezia restò in piedi, improvvisamente nuda di coraggio.
Valeria le si avvicinò e iniziò a sbottonarle l’abito.
«Tranquilla. Tu stai ferma.»
Roberto aiutò la moglie a spogliarsi.
Valeria aveva cinquant’anni ma il corpo era ancora solido: seno pesante, capezzoli già duri, ventre piatto, un cespuglio scuro e curato tra le gambe.
Roberto si tolse i pantaloni, il cazzo era già pieno, grosso, venoso, la circonferenza notevole, la testa lucida.
Lucrezia, con le mani che tremavano, si sfilò da sola l’abito, le calze, la mutandina. Restò nuda. Il corpo asciutto, depilato ovunque, il cazzo ancora morbido e piccolo tra le cosce. Valeria e Roberto la guardarono in silenzio un momento.
«Sei perfetta», mormorò Valeria.
Si accoccolarono sul letto. Lucrezia al centro.
Valeria da una parte, Roberto dall’altra.
Le bocche scesero sul suo collo, sulle clavicole, poi sui capezzoli veri che si indurivano.
Roberto prese la mano di Lucrezia e la posò sul proprio cazzo.
Era caldo, pesante, già umido in punta. «Segalo. Piano.»
Lucrezia obbedì.
Con una mano teneva il cazzo di Roberto e lo strofinava lentamente, sentendo le vene sotto le dita.
Con l’altra si avvicinò al seno di Valeria e le prese un capezzolo tra le labbra, succhiando.
Valeria gemette e si spinse contro di lei. Roberto le baciava il collo e le mordeva leggermente l’orecchio.
Poi Valeria si mosse.
mise Lucrezia a pecorina, il culo alto, e guardò il marito.
«Prendila. Lei vuole solo essere passiva. Fallo piano all’inizio.»
Roberto si posizionò dietro Lucrezia.
Le gambe di lei erano già divaricate.
Sentì le dita di lui spalmare saliva sull’ano, poi la testa del cazzo premere.
Lucrezia strinse i denti.
Era grosso.
Più grosso di qualsiasi dildo avesse mai usato.
Il primo centimetro entrò e lei gemette, un suono acuto, femminile.
Roberto aspettò e le accarezzò i fianchi.
«Respira. Sei stretta da impazzire.»
Poi spinse. Lento, costante.
Lucrezia sentì il culo aprirsi, il dolore mescolarsi a qualcosa di più profondo. Quando fu dentro fino in fondo, restò immobile qualche secondo. Poi iniziò a muoversi.
Lunghe spinte, profonde.
Lucrezia aveva il viso premuto sul cuscino, le unghie conficcate nelle lenzuola.
Valeria, inginocchiata di lato, filmava col telefono, una mano che le accarezzava i capelli.
«Guarda come lo prende… cazzo, guarda.»
Roberto accelerò. Il suono umido dei fianchi contro il culo di Lucrezia riempiva la stanza. A un certo punto tirò fuori, sputò abbondantemente sull’ano già rosso e aperto, e rientrò di nuovo, più forte. Lucrezia non riusciva più a pensare.
Il cazzo le riempiva ogni centimetro, le vene le strofinavano le pareti interne, e qualcosa di inaspettato stava succedendo tra le sue gambe.
Il suo cazzo, che voleva restasse moscio, si era indurito completamente.
Teso, pulsante, premuto contro il materasso.
«Cazzo… mi viene…», ansimò.
Non riuscì a trattenersi.
Mentre Roberto la inculava come una locomotiva, Lucrezia sborrò.
Schizzi densi, abbondanti, che le sporcarono il ventre e le lenzuola. Un’erezione che non voleva, un orgasmo che la scosse tutta, il culo che si contraeva intorno al cazzo di Roberto in spasmi incontrollati.
Valeria abbassò il telefono, stupita.
«Gesù… quanto sborra. Roberto, guarda quanta ne ha tirata fuori.»
Roberto non si fermò.
Continuò a scoparla mentre Lucrezia tremava ancora, il cazzo ormai sgonfio e sensibile.
Solo quando sentì il proprio orgasmo arrivare, accelerò all’impazzata, piantandosi fino in fondo e riempiendola di sborra calda. Lucrezia lo sentì arrivare a ondate, denso, che le colava già lungo le cosce.
Quando Roberto si ritirò, il buco di Lucrezia restò aperto un momento, bianco di sperma.
Valeria si avvicinò, le labbra sul cazzo ormai flaccido di Lucrezia, leccando via i residui di sborra, succhiando delicatamente la testa sensibile finché non fu pulita.
Poi baciò Roberto sulla bocca, condividendo il sapore.
I tre crollarono sul letto, sudati, ansimanti. Lucrezia aveva gli occhi chiusi, il corpo ancora percorso da brividi.
Per la prima volta in vita sua si sentiva completamente, deliziosamente donna.
Fuori la notte continuava, ma dentro quella stanza qualcosa era cambiato per sempre.
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